Hitchcock e il sogno: l’incontro con Dalí Durante la realizzazione del film Hitchcock voleva rompere con il modo tradizionale con cui il cinema rappresentava i sogni. Niente dissolvenze, niente immagini sfocate, niente atmosfere nebulose.
Come racconta lo stesso regista nell’intervista con François Truffaut nel libro Il cinema secondo Hitchcock, l’obiettivo era creare sogni visivamente netti, costruiti con immagini più chiare di quelle della realtà. Per questo Hitchcock coinvolse Salvador Dalí nella progettazione della sequenza onirica. Il risultato è una delle scene più celebri del film: un paesaggio surrealista fatto di occhi giganteschi, carte da gioco e prospettive impossibili. Eppure questo momento apparentemente sovversivo, paradossalmente, è perfettamente controllato dal racconto. Il sogno non rimane ambiguo o aperto all’interpretazione: viene subito analizzato e spiegato dai medici. Il materiale dell’inconscio viene trattato come una prova da laboratorio.
«Francois Truffaut: “Nel libro che hanno scritto su di lei, Eric Rohmer e Claude Chabrol sostengono che la sua intenzione originaria, riguardo a Io ti salverò, era di farne un film molto più delirante: per esempio, il direttore della clinica doveva avere tatuata sotto un piede la croce di Cristo, per calpestarla a ogni passo, doveva essere un gran maestro di messe nere ecc.”
Alfred Hitchcock: “ La mia intenzione era più ragionevole, volevo solo girare il primo film di psicoanalisi. […] ho voluto rompere nella maniera più assoluta con il modo tradizionale in cui il cinema presenta i sogni, con la nebbia che confonde i contorni delle immagini, lo schermo che trema ecc. […] L’unica ragione era la mia volontà di ottenere dei sogni visivi con dei tratti netti e chiari, con delle immagini più chiare di quelle del film. Volevo Dalí per il segno netto e affilato della sua architettura.
F.T “ Sono decisamente convinto che molti suoi film, come Notorious o La donna che visse due volte, assomigliano molto a dei sogni filmati. Allora alla notizia di un film di Hitchcock che affronta la psicoanalisi… ci si aspetta qualcosa di completamente folle, di delirante, e invece è uno dei suoi film più ragionevoli, con molti dialoghi… In conclusione, mi sembra che Io ti salverò manchi un po’ di fantasia rispetto agli altri suoi film…”
A.H “Probabilmente perché si trattava di psicoanalisi, abbiamo avuto paura dell’irrealtà e abbiamo cercato di essere logici trattando l’avventura di quest’uomo.”» François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, 1962
( tratto da: https://appp.altervista.org/io-ti-salvero-19-3-2026-ore-2030-la-zona-cineforum-i-ciclo-di-visione/ )
Dalì - scena del sogno da "Io ti salverò" di Hitchcock
ReplyDeletehttps://www.youtube.com/watch?v=sHQizPFNx5c
Hitchcock e il sogno: l’incontro con Dalí
ReplyDeleteDurante la realizzazione del film Hitchcock voleva rompere con il modo tradizionale con cui il cinema rappresentava i sogni. Niente dissolvenze, niente immagini sfocate, niente atmosfere nebulose.
Come racconta lo stesso regista nell’intervista con François Truffaut nel libro Il cinema secondo Hitchcock, l’obiettivo era creare sogni visivamente netti, costruiti con immagini più chiare di quelle della realtà. Per questo Hitchcock coinvolse Salvador Dalí nella progettazione della sequenza onirica. Il risultato è una delle scene più celebri del film: un paesaggio surrealista fatto di occhi giganteschi, carte da gioco e prospettive impossibili. Eppure questo momento apparentemente sovversivo, paradossalmente, è perfettamente controllato dal racconto. Il sogno non rimane ambiguo o aperto all’interpretazione: viene subito analizzato e spiegato dai medici. Il materiale dell’inconscio viene trattato come una prova da laboratorio.
«Francois Truffaut: “Nel libro che hanno scritto su di lei, Eric Rohmer e Claude Chabrol sostengono che la sua intenzione originaria, riguardo a Io ti salverò, era di farne un film molto più delirante: per esempio, il direttore della clinica doveva avere tatuata sotto un piede la croce di Cristo, per calpestarla a ogni passo, doveva essere un gran maestro di messe nere ecc.”
Alfred Hitchcock: “ La mia intenzione era più ragionevole, volevo solo girare il primo film di psicoanalisi. […] ho voluto rompere nella maniera più assoluta con il modo tradizionale in cui il cinema presenta i sogni, con la nebbia che confonde i contorni delle immagini, lo schermo che trema ecc. […] L’unica ragione era la mia volontà di ottenere dei sogni visivi con dei tratti netti e chiari, con delle immagini più chiare di quelle del film. Volevo Dalí per il segno netto e affilato della sua architettura.
F.T “ Sono decisamente convinto che molti suoi film, come Notorious o La donna che visse due volte, assomigliano molto a dei sogni filmati. Allora alla notizia di un film di Hitchcock che affronta la psicoanalisi… ci si aspetta qualcosa di completamente folle, di delirante, e invece è uno dei suoi film più ragionevoli, con molti dialoghi… In conclusione, mi sembra che Io ti salverò manchi un po’ di fantasia rispetto agli altri suoi film…”
A.H “Probabilmente perché si trattava di psicoanalisi, abbiamo avuto paura dell’irrealtà e abbiamo cercato di essere logici trattando l’avventura di quest’uomo.”»
François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, 1962
( tratto da:
https://appp.altervista.org/io-ti-salvero-19-3-2026-ore-2030-la-zona-cineforum-i-ciclo-di-visione/ )